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N° 03

E' morto George Harrison, il gentleman dei Beatles





Da Something alla contestatissima My sweet Lord, che finì davanti ai giudici della corte anglosassone con l'accusa di plagio. Storia di un compositore all'ombra di John Lennon e McCartney.

(C) Il Nuovo 
LONDRA – Ha firmato classici come Something e My sweet Lord, ma non è mai stato considerato un genio. Anzi. Gorge Harrison ha dovuto affrontare anche la vergogna del tribunale. Fu accusato di plagio proprio per la canzone che gli ha dato più soddisfazioni. Gli è toccato vivere all’ombra di due giganti della canzone come John Lennon e Paul McCartney incontrati sulla strada della vita e della professione. I suoi brani, comunque, vantano interpretazioni prestigiose: persino Sinatra si è cimentato con Something. Harrison ha firmato anche Norwegian Wood, Taxman, I want to Tell You, che occupano un posto di riguardo in quel monumento alla musica popolare costituito dal canzoniere dei Beatles.

Una citazione a parte la merita While my Guitar Gently Weeps, illuminata da un celebre assolo del suo amico Eric Clapton. Purtroppo il suo pezzo più famoso è stato un plagio: My Sweet Lord finì ai primi posti delle classifiche di mezzo mondo prima di essere riconosciuto da un tribunale come la copia di She's so Fine delle Chiffons.

I'd Have You Anytime, scritto a quattro mani con Bob Dylan, è invece la canzone migliore di All Things Must Pass, la sua cosa migliore da solista, da poco ristampata su cd. Cloud Nine è probabilmente il titolo che val la pena di ricordare prima di concludere la ricostruzione della carriera di compositore di George Harrison, protagonista - insieme a Bob Dylan, Tom Petty, Roy Orbison e Jeff Lynne - di quella divertente avventura chiamata Traveling Wilburys.

(30 NOVEMBRE 2001, ORE 11:30)

 

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