PARIGI,
18 NOVEMBRE 2001- Lo chiamavano «Monsieur 100.000 volts» per
l'energia che sprigionava e il senso dello swing, che marcava il
suo stile inconfondibile: e grazie a questo Gilbert Becaud per
50 anni è stato uno dei principi della canzone internazionale,
fino ad oggi, quando un cancro se l'è portato via a 74 anni.
Ancora nelle sue ultime stagioni ha rappresentato uno dei
pochi esempi di artisti legati ad una concezione classica del
far musica, mentre il mondo della composizione si modellava
sempre più sulle regole dell'industria multinazionale del
disco. Basta ricordare alcuni dei suoi successi, come «Je t'appartiens»
(1955), «Les marches de Provence» (1956), «Le jour ou la
pluie viendra» (1957), la mitica «Et maintenant» (1961), poi
ripresa in inglese («What now my love») da Shirley Bassey,
Barbra Streisand e Sarah Vaughan.
Becaud, che in realtà si chiamava Francois Silly, era
nato a Tolone, nel sud della Francia il 29 ottobre 1927, figlio
di piccoli commercianti. Fece studi brevi e mediocri, ma segui
con profitto le lezioni di pianoforte del virtuoso polacco
Ignacy Paderewski. Salito poi a Parigi, mise a profitto le sue
doti di pianista in diversi night club.
Conobbe allora Jacqus Pills e ne divenne l'accompagnatore
abituale, fino a quando la moglie di lui lo incoraggiò a
cantare. Quella donna era Edith Piaf, regina delle notti e musa
dell'esistenzialismo, la cantante più amata di Francia. È lei
a presentargli quelli che saranno i parolieri delle sue canzoni
più celebri, Louis Amade e Pierre Delanoe. È il 1954 e Becaud
debutta trionfalmente all'Olympia, suscitando un entusiasmo mai
visto negli spettatori: fu allora che nacque quel soprannome «elettrico»
che lo accompagnò per la vita.
Oltre al successo come cantante deve la sua enorme fama
all'innata capacità di aver rivoluzionato la canzone francese,
come Charles Trenet, arricchendo le parole di «pepe» e la
musica di «swing». Per i giovani francesi degli anni 50 fu
quello che era Frank Sinatra per i coetanei americani.
Qualche critica gli giunse solo per i testi di canzoni giudicate
a volte un pò «reazionarie», come «Tu le regretteras» (Tu
lo rimpiangerai), un saluto al generale de Gaulle, nel 1965. Di
recente, tuttavia, si è invece distinto per aver preso
posizione a favore di un gruppo rap, gli «Ntm», i cui
musicisti erano stati condannati da un tribunale per istigazione
alla violenza. Ha invece polemizzato, durante la sua ultima
tounee italiana, contro la nuova moda dei cantanti «leggerì»
che affrontano l'opera lirica, come Bocelli.
Insieme a una band sempre molto professionale, vestito con
l'immancabile cravatta a pois, seduto dietro il suo pianoforte,
Becaud ha conquistato il suo pubblico sera dopo sera col suo
fare «guascone» e la sua voce potente, la sua arte di
chansonnier.
Nella
foto: Gilbert Becaud in concerto
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