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N° 03/2002

Trionfa Varennes nel Prix d'Amerique

Imperioso Varenne, la storia è tua
Davanti a oltre 5.000 tifosi italiani l'asso del trotto mondiale concede uno strepitoso bis all'Amerique di Parigi sulla pista nera di Vincennes

(C) Quotidiano Net


VINCENNES (FRANCIA), 27 GENNAIO 2002 - Gli avversari hanno dovuto aspettare la fine della gara per vederlo in faccia: la corsa l'ha fatta Varenne, da solo, dall'inizio alla fine, senza lasciare loro nemmeno le briciole. Due Amerique di seguito, come pochi grandissimi. E i francesi gli hanno trovato un nuovo soprannome: per loro non è più Il Capitano, ma l'extraterrestre. Era superfavorito. I 7.000 tifosi al seguito (un fenomeno senza precedenti) aspettavano solo la vittoria, la sentivano.

Ma la corsa del cavallo italiano
è stata superiore a ogni immaginazione. Senza limiti, irrefrenabile dall'inizio alla fine. Tre false partenze hanno illuso i francesi, che hanno cominciato a sperare nel nervosismo di Varenne e del suo driver Giampaolo Minnucci. Invece era solo battaglia tattica per conquistare la testa fin dall'inizio e con essa la certezza della vittoria. Sulla temibile pista nera di 2.700 metri, davanti a 40.000 spettatori, i cavalli sono finalmente partiti e l'altoparlante è stato monotono e ripetitivo: Varenne, Varenne, solo Varenne.

I temuti avversari della vigilia si sono avvicendati nel ruolo di guastatori, ma senza mai riuscire a impensierire nè a farsi vedere dal campione italiano. È partito malissimo Insert Gedè, il promettente francese che poi si è sfiancato in una rincorsa all'esterno, in fase di discesa, per riavvicinarsi al gruppo di testa. È finito solo terzo, davanti a Ipson de Mormal, protagonista di una corsa onesta, così come Grassano, quinto. General de Pommeau, l'ultimo cavallo dei colori di casa che riuscì a tenere testa - due anni fa - a un Varenne esordiente all'Amerique, è spuntato soltanto alla fine, conquistando l'onore delle armi. Ha pagato il troppo tempo trascorso alla corda, in attesa di uno spiraglio per partire che Varenne non gli ha mai concesso, nè fatto intravedere.

In un tripudio di tricolori, Minnucci ha avuto tutto il tempo di rallentare e di esultare al traguardo, a quel punto pensando più all'ennesimo trionfo che agli avversari, domati da una semplice passeggiata di Varenne. Travolgente la gioia degli italiani trascinati dal loro eroe a quattro zampe e dal sorridente ottimismo di Minnucci. Cori e sfottò ai francesi, subissati dai colori e dalla gioia degli italiani. Prima dell'inno di Mameli cantato da tutta la tribuna con le bandiere agitate dal forte vento, anche lo speaker francese si è fatto trascinare, dipingendo Varenne e Minnucci come eroi, definitivamente entrati nella ristrettissima cerchia di coloro che hanno vinto almeno due volte l'Amerique: Ourasì, Ideal du Gazeau, Bellino II e Roquepine.

Poi, lo stesso speaker, non sapendo più come tenere testa al tifo da curva che lo sovrastava, ha rincarato la dose: «ecco Varenne, signori, ecco il campione italiano, ecco l'extraterrestre!».

Ed è stato un volume di scommesse più che doppio, anche rispetto a corse italiane di primo piano, quello che ha ruotato in Italia attorno alla vittoria di Varenne nell'Amerique. Sono stati giocati circa 350.000 euro, ma chi ha puntato sul successo del trottatore italiano non s'è arricchito: Varenne vincente ha infatti pagato 1,1, poco più del minimo. Più allettante la moneta per chi ha giocato la Trio e ha azzeccato l'ordine d'arrivo Varenne-General du Pommeau-Insert Gede: con un euro ne ha vinti 19,82.

«Sembra la Juve dei tempi d'oro, tale è la superiorità che dimostra: un vero e proprio dominio». Per celebrare il fenomeno Varenne, Giulio Andreotti fa torto anche alla sua nota fede romanista. D'altra parte nel senatore a vita la passione calcistica convive con quella ippica, e spesso è quest'ultima ad avere la meglio. Come nel caso di Varenne all' Amerique, appunto, che ha spinto Andreotti a rinunciare al consueto riposo pomeridiano per piazzarsi davanti alla tv. «È stata - racconta - una cosa entusiasmante. È vero, oggi non c'è stata gara: Varenne dava l'idea di non faticare. Ma ciò non significa che non mi sia emozionato, anzi: con quella potenza mi ha dato la sensazione dell'evento, una cosa mai vista».

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