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N° 05/2002

Ucciso l'economista Marco Biagi

Ucciso l'economista Marco Biagi, consulente del ministero del Lavoro

Il giuslavorista, consulente del ministro del welfare Roberto Maroni, è stato ucciso con alcuni colpi d'arma da fuoco alle 20,35 nel centro di Bologna davanti alla sua abitazione. Aveva 50 anni ed era uno degli autori del "libro bianco sul lavoro".



(C) Quotidiano Net


BOLOGNA, 20 MARZO 2002 - Con una telefonata giunta al centralino della redazione di Bologna del Resto del Carlino, un uomo che ha detto di parlare a nome delle Brigate Rosse, ha rivendicato l'omicidio di Marco Biagi. «Siamo le Br, rivendichiamo l'attentato a Marco Biagi, seguirà un comunicato. Partito comunista combattente, Brigate Rosse», avrebbe detto la voce raccolta dalla centralinista del giornale. La Digos è stata avvertita. La telefonata è arrivata alle 16.29. Poco dopo le 21 è giunta anche alla sede di Bologna del Sole 24 ore la seconda rivendicazione dell'attentato a Marco Biag. Sempre una voce maschile, senza accento tranne la tendenza a pronunciare la 'g' come se fosse 'zetà ha detto a una segretaria: «ascoltami bene... partito comunista italiano combattente. Rivendichiamo l'attentato di ieri sera a Marco Biagi. Colonna Carlo Giuliani. Hai capito bene?». Poi la donna ha testimoniato che la comunicazione è stata interrotta. Sullo sfondo della voce dell'uomo, si udivano numerosi rumori di fondo.

Intanto viene confermato che «l'arma utilizzata per l'omicidio di Marco Biagi presenta rapporto d'identità con quella usata per l'omicidio di Massimo D'Antona». Lo afferma con un comunicato ufficiale la procura di Roma in seguito ai primi accertamenti tecnici eseguiti dal reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri. La procura della capitale rende inoltre noto che, d'intesa con il procuratore della repubblica di Bologna, si procederà ad indagini collegate come viene previsto dall'articolo 371 del codice di procedura penale. Anche Scajola conferma: «Dalle prime risultanze l' arma è la stessa del delitto D'Antona, il che conferma, come già la rivendicazione che è arrivata, che si tratta delle Brigate Rosse comunisti combattenti». La dichiarazioneal termine del Comitato nazionale per l' ordine e la sicurezza pubblica.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, a uccidere Marco Biagi sarebbero stati due killer, entrati in azione pochi minuti dopo le 20 di ieri sera, anche se per un'operazione del genere è facile prevedere che "abbia agito un' organizzazione più articolata". È l'ipotesi ritenuta più probabile dagli investigatori, come spiegato dal Procuratore aggiunto di Bologna Luigi Persico, che ha incontrato i numerosissimi cronisti, dopo il vertice con tutti gli inquirenti. Negli ambienti investigativi prende sempre più corpo anche l'ipotesi che ad aspettare alla stazione ferroviaria il professore Biagi, che ritornava da Modena, ci fosse un complice: mentre l'economista stava raggiungendo casa in bicicletta - un percorso che si copre in pochi minuti -, l'uomo avrebbe avvertito dell'imminente arrivo i killer. E il professore sarebbe appunto arrivato sotto casa intorno alle 20, perchè - è stato chiarito in mattinata da un ufficiale dell'Arma - la prima chiamata di allarme da parte di un passante al centralino dei carabinieri è delle 20.07.


Certo è che alcune risposte importanti potrebbero trovarsi nei filmati delle telecamere sparse in città, tutte sequestrate dagli investigatori. Decisivi potrebbero essere soprattutto i filmati delle numerose telecamere poste alla stazione ferroviaria, anche per la risposta sibillina ("Bisogna guardare cosa hanno ripreso quelle telecamere...") con cui il procuratore ha replicato alle domande e alle supposizioni dei cronisti. "Comunque le stiamo analizzando tutte", ha aggiunto. Non sembra esserci alcun dubbio sulla matrice terroristica dell'omicidio: "Il significato di questa azione non richiede spiegazioni - si è limitato a dire Persico - con tutte le considerazioni di questi tempi sull'art. 18. E dovremmo cercare il movente?".


Ma gli interrogativi non sono finiti. Oltre alla revoca della tutela che fino all'anno scorso aveva l' incarico di proteggere il professor Biagi, agli atti della Procura di Bologna c'è anche un' indagine - archiviata nel settembre scorso dopo gli accertamenti del caso - aperta in seguito alle telefonate di minaccia ricevute da Biagi. La Procura - ha spiegato ancora Persico - si era subito attivata in seguito alle segnalazioni della Polizia, dalle quali era nato un fascicolo d'indagine affidato al Pm di turno Giovanni Spinosa, tra l'altro uno dei magistrati più esperti della Procura. Il sostituto procuratore aveva disposto tutti gli accertamenti del caso, che però non portarono all'identificazione dei responsabili. Il fascicolo, che appunto fu archiviato, è stato ripreso in mattinata, per verificarne gli eventuali spunti investigativi.


Oltre a Persico e a Claudio Caretto, il Pm di turno ieri sera, al vertice con gli investigatori hanno partecipato anche Gianni Luperi, capo del servizio Antiterrorismo della direzione centrale della Polizia di prevenzione (ex Ucigos), il comandante del Ros dei Carabinieri generale Giampaolo Ganzer, e altri ufficiali dei carabinieri di Bologna e dirigenti della Questura. Nell'incontro è stato garantito ai magistrati bolognesi "un supporto di uomini numerico e qualitativo" per il proseguimento dell'indagine. Intanto il Pm Paolo Giovagnoli, il titolare del fascicolo sull'omicidio, che da anni si occupa di terrorismo, è volato a Roma per prendere contatto con i colleghi che indagano sull'omicidio di Massimo D'Antona. Collaborazione è stata assicurata.

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