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MAGNY COURS, 21 LUGLIO 2002 - Và bè, allora vinco io.
Michael Schumacher deve aver pensato qualcosa del genere
quando, a 4 giri dalla fine, ha visto Raikkonen andare lungo e
aprirgli le porte del suo quinto mondiale. Perchè a Schumi
tutto sommato andava bene anche arrivare secondo. Ma se è così:
e ha vinto per la 61/a volta in carriera. È finito così il
gp di Francia, laureando Michael Schumacher campione del mondo
per la quinta volta. Come Manuel Fangio. Ma nessuno poteva
prevedere finale più inatteso, per come si era messa la gara.
Infatti in attesa di sapere se festa mondiale ci sarebbe stata
oppure no, il gp di Francia aveva offerto un colpo di scena
ancora prima di cominciare: Barrichello fermo in pista, la sua
Ferrari sospesa sui cavalletti, i meccanici affannosamente
intorno a cercare di accendere un motore che proprio non vuole
saperne. Il brasiliano, che per lo stesso motivo a Silverstone
era stato costretto a partire ultimo (arrivando 2/o), a Magny
Cours è sceso dall'auto senza aver fatto un metro. Infuriato.
Partono invece gli altri, come da copione: alla prima curva
primo Montoya, secondo Schumacher, terzo Raikkonen. Subito
aggressivo: già al secondo giro approfitta di un tentativo di
sorpasso di Michael su Montoya per cercare a sua volta di
superare il ferrarista. Ci riesce per qualche metro, poi
Schumi lo risupera prima dell'ingresso della curva successiva.
Passati questi fuochi iniziali, la gara per quanto riguarda le
posizioni di testa si stabilizza. La battaglia è dietro.
Protagonista (in negativo) Felipe Massa che riceve due 'drive
through' consecutivi: il primo per partenza anticipata, il
secondo perchè taglia la linea bianca in uscita box. Un
incidente nel quale incorre lo stesso Michael Schumacher
all'uscita del primo pit stop. La sosta, effettuata al 26/mo,
è stata impeccabile: rifornimento e cambio gomme in 8«4 (lo
stesso tempo impiegato un giro prima da Montoya). Schumi
grazie ad un giro straordinario si porta in testa ma
esattamente alle 14.45, dopo 45' di gara, i commissari
comunicano: »La macchina numero 1 è tenuta a un 'drive
through' per aver tagliato la linea bianca in uscita dalla
corsia box«. Per Schumacher significa perdere 13-14 secondi.
Decide di rassegnarsi a questa perdita 'mondialè al 36/mo
giro: entrata in corsia box in prima posizione, andatura
necessariamente lenta lungo tutta la corsia, rientro in pista
in terza posizione alle spalle di Montoya e Raikkonen di un
soffio, meno di 1 secondo. A questo punto la gara si fa
entusiasmante. Perchè rimane appesa a questo interrogativo:
riuscirà il campione del mondo a consacrarsi tale superando
BMW-Williams e McLaren? La chiave di tutto è affidata al
secondo pit-stop. Decide di effettuarlo per primo Montoya, al
43/mo giro: 11»6 il suo tempo, rientra in pista in ritardo di
25«, in testa Raikkonen. Al 48/mo giro è la volta di
Schumacher: 8»8 il suo tempo, rientra in pista e 'tirà come
un pazzo. Raikkonen si ferma il giro dopo: 8«7 il pit stop,
rientra in pista di un soffio davanti a Schumi, con Montoya in
difficoltà. Inizia un finale al cardiopalma. Schumi non ci
sta a rimanere dietro a quella 'freccia d'argentò, perchè sa
che se riesce a superarla è matematicamente campione del
mondo. Mentre alle sue spalle sia Ralf Schumacher (in 5/a
posizione) sia David Coulthard (in 3/a) incappano nello stesso
errore: tagliano la linea bianca dell'uscita box, 'drive
through' per entrambi. Ma la tensione là davanti è alle
stelle. Tanta. Troppa per il giovane Raikkonen, che a un passo
dalla sua prima vittoria in formula 1 commette il più banale
degli errori: alla curva 'Adelaidè, la più lenta di Magny
Cours, scivola sullo sporco lasciato da un precedente
testa-coda della Toyota di Allan McNish e apre la porta del
Mondiale a Michael Schumacher. Che non si fa pregare. Supera
con facilità la McLaren e si lancia verso il suo quinto
titolo Mondiale. Offerto così, su un piatto d'argento. Sotto
sotto avrebbe preferito vincerlo in Germania tra una
settimana. Ma se è così... »Dire grazie alla squadra della
Ferrari - ha commentato a caldo - è troppo poco. Li amo
tutti, sono parte di me«.
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