WEB NEWS

N° 12/2002

E' scomparso Lionel Hampton 

LUTTO NEL JAZZ
E' morto Lionel Hampton suonò con Parker e Jones
Il grande del jazz Lionel Hampton è morto a New York. Aveva 94 anni. virtuoso del vibrafono, Hampton aveva suonato con Benny Goodman, Charlie Parker e Quincy Jones

 


(C) Quotidiano Net


Ormai Lionel Hampton era una leggenda vivente: con la sua morte (a 94 anni) il jazz ha perso praticamente tutti i suoi protagonisti storici. Lionel lascia il ricordo di una vitalità eccezionale che, è stato, poi, l' elemento determinante della sua musica. Forse proprio questa vitalità e la continua sorpresa suscitata dai suoi concerti hanno fatto dimenticare che Lionel Hampton è stato un autentico protagonista dell' epoca classica del jazz, il primo musicista ad utilizzare il vibrafono come strumento solista nella musica afromericana.

Nato a Louisville nel Kentucky nel 1908, era cresciuto insieme ai nonni a Chicago, una delle capitali storiche del jazz. Qui si era dedicato alla batteria, lo strumento grazie al quale si avviò sulla carriera professionistica e che con gli anni era diventato una sorta di 'atout' da utilizzare in chiave spettacolare durante i suoi concerti. Proprio come batterista negli anni '20 e '30 ottenne i primi ingaggi professionali con le formazioni guidate da Vernon Wilkins, Paul Howard e Les Hite, direttore della «house band» del 'Cotton Club' di Los Angeles. E proprio qui, negli anni '30, il giovane Lionel fece l' incontro che cambiò la sua vita: con la band di Le Hite si trovò ad accompagnare Louis Armstrong, che, dopo averlo ascoltato al vibrafono lo incitò a dedicarsi a quello strumento.

Dopo l'incontro con Armstrong, Hampton intraprese la carriera solista e, nel 1936, durante un ingaggio al Paradise Club si trovò a suonare in jam session con Benny Goodman, Gene Krupa e Teddy Wilson. Goodman, che allora era il jazzista più famoso della scena, rimase talmente colpito dal talento di Hampton, che lo invitò ad aggiungersi al trio per una serie di incisioni. Nacque così una collaborazione dalla quale sono nati alcuni dei dischi più belli della storia del jazz: si tratta delle registrazioni fatte per la Rca, sul finire degli anni '30, con piccole formazioni, con Goodman, Wilson, Krupa e altri solisti della big band.

Si tratta di riletture di celeberrimi standard eseguiti con eleganza pari allo swing, gioielli che occupano ancora oggi un ruolo di primo piano nelle collezioni di tutti gli appassionati. Ma il passo decisivo verso il grande successo fu compiuto negli anni '40 quando Hampton formò la sua big band che toccò i suoi vertici espressivi nei due decenni successivi, grazie all' apporto decisivo di solisti come Marshall Royal, Illinois Jacquet, Arnett Cobb, Earl Bostic, Dexyer Gordon, Clifford Brown, Quincy Jones, Art Farmer, Fats Navarro, Joe Newman, Clark Terry, cantanti come Dinah Washington, Joe Williams, Betty Carter. Quella big band è passata alla storia come una delle più travolgenti formazioni della storia della musica popolare.

Tutti i libri di storia del jazz dedicano almeno una pagina alla cronaca di quelle esibizioni: gli arrangiamenti erano invariabilmente basati su un gioco continuo di riff delle sezioni e su un granitico quattro quarti della ritmica. Ma l' elemento determinante era l'energia selvaggia sprigionata da Hampton e dai suoi uomini, un'energia che contaggiava il pubblico che in più di un' occasione finiva per distruggere i teatri dove l' orchestra si esibiva. In quella musica si possono trovare i prodromi del rhythm and blues e alcune soluzioni adottate poi dai musicisti che resero popolare la musica nera.

Da allora Hampton ha proseguito l' attività senza sosta, suonando e incidendo accanto ai solisti più celebri: non si è mai risparmiato, neanche negli anni più recenti. Ma Lionel Hampton non è stato soltanto il simbolo dell' energia e dello swing: è stato un grande solista, un artista che ha letteralmente inventato uno stile per uno strumento, il vibrafono, che solo molti anni dopo, grazie a personaggi come Milt Jackson o Gary Burton, ha conosciuto un ulteriore sviluppo.

Certamente l' orchestra è stata il suo «strumento» preferito: ma Hampton, come dimostrano le incisioni con i piccoli gruppi, era un solista capace di autentiche sottigliezze stilistiche, un grande interprete di ballad. Non a caso è sua una delle più belle versioni di «Stardust».


Links:

 

torna all' elenco news